Visualizzazione post con etichetta light e darkness. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta light e darkness. Mostra tutti i post

venerdì 13 novembre 2009

Light & Darkness - Lei

Buon pomeriggio a tutti!
Sperando che il nostro spazio fan fiction vi piaccia, oggi vi proponiamo un nuovo sogno da "Light & Darkness",di Giusy.
E' un pò speciale, non uno dei soliti sogni di Bella, non che siano ordinari di solito...XD
Enjoy;)


Lei

Stare nella foresta non mi era mai sembrato tanto bello ed eccitante.
Non era lo stesso luogo che mi aveva tormentato altre volte in sogno, oscuro e spaventoso come nei miei peggiori incubi, ma era un posto nuovo e ad ogni passo ne coglievo la meraviglia.
Quasi non riuscivo a dare a tutti i colori un nome preciso per la loro moltitudine: verde in ogni tono sulle foglie di alberi e piante, lilla, giallo, rosso, e altri ancora ai miei piedi, nei cespugli e sui rami per i fiori sgargianti nel pieno dello splendore mentre sbocciavano, mostrando la loro perfezione.
Proprio così, non era affatto la foresta proibita dei racconti del terrore, piuttosto il bosco incantato delle fiabe per bambini in cui il lieto fine non poteva mai mancare.
Anche il sole contribuiva e non faceva che accrescere lo stupore per la visione che mi ritrovavo davanti. Coglievo ogni particolare con gli occhi della scoperta, per questo quel luogo ad ogni passo mi affascinava anziché spaventarmi.
E poi non potevo avere paura.
Vicino a me percepivo delle presenze, non ero sola mentre mi muovevo nel bosco. Più che vedere chiaramente chi era con me, era come se alla mente ne richiamassi i volti e li tenessi fissi in testa per non lasciarli andare.
Più di tutti era il mio stesso viso che emergeva, insieme a quelli di Edward e di Jacob.
E ancora era come se attraversassimo insieme quel luogo, sentivo la felicità nel ritrovare quei volti conosciuti, la sicurezza nel capire che mi sarebbero rimasti accanto ed era come essere travolti dalla più innegabili delle verità: era l’amore, puro tanto da essere devozione, a legarci in quel momento tanto perfetto da poter durare in eterno…volevo che fosse così.
“Bella, è arrivato il mio turno?”
La voce di Edward mi riportò alla realtà. Era proprio accanto a me, non me ne ero accorta prima.
“Senti così tanto la mancanza dei tuoi sogni? Io non ricordo i miei, invece la tua memoria dovrebbe essere più fresca.”
“Ogni tanto fa bene un assaggio di umanità” gli risposi ancora persa nelle visioni di un attimo prima.
Edward continuò, rivolgendomi uno sguardo malizioso. “Devo ammettere però che le ore passate ad ascoltarti di notte, mentre dormivi, avevano i loro pregi. Non che ora io non impieghi le mie notti in un modo altrettanto piacevole…” e fece il sorriso sghembo che non avrei mai smesso di amare.
Se avessi potuto, sarei arrossita. Avevo smesso da tempo di aspettare nel mio corpo le reazioni che da umana non si facevano attendere come il rossore sulle guance o il cuore a mille, ma ogni tanto era inevitabile che certe abitudini umane riaffiorassero alla mente e al corpo.
“E va bene, ecco”
“La vampirastra più viziata del mondo…” disse Alice scuotendo leggermente la testa in segno di disapprovazione.
Con tutta la delicatezza che ormai era diventata parte di me, allontanai dal mio petto la creatura che insieme ad Edward faceva ancora battere il mio cuore, nonostante ormai fosse morto.
“Edward, ma tu non puoi leggere comunque i suoi pensieri? Non serve che Renesmee ti tocchi no?” aggiunse Alice e in una frazione di secondo vidi Edward fulminarla con lo sguardo e subito lei girarsi dalla parte opposta dopo avergli fatto una smorfia e una linguaccia.
A quella considerazione non avevo pensato.“Giusto, ha ragione Alice!”
“Ecco, tecnicamente è così, ma potrò pur tenere in braccio mia figlia per un pò?” e finendo la frase rivolse gli occhi alla piccola che ora stringeva al petto. In essi leggevo adorazione e devozione.
Dovevo avere anch’io la stessa espressione di fronte alla mia famiglia, a tutta la mia vita.

venerdì 6 novembre 2009

Light & Darkness - Io tifo Cullen!

E dopo la bella carrellata di foto di stamattina che, direi proprio, ci ha allietato la giornata...ecco a voi un nuovo sogno di Bella!
di cosa si tratterà? sarà un sogno o un incubo?

per scoprirlo non resta che leggerlo!

buona lettura!



IO TIFO CULLEN!!!

La consapevolezza che il buio stesse per svanire aumentava man mano che l’oscurità stessa lasciava il posto prima ad una leggera nebbia, poi ad una fioca luce, quasi palpabile. L’aria sembrava densa, come a riempire tutto intorno il vuoto.
Di sicuro, stavo sognando: come dall’esterno, guardavo dall’alto quella che riconoscevo come una stanza. Pareti e pavimenti ora erano nitidi, la nebbia stava infine andando via. Tutto era bianco e solo un tavolino, una sedia e un lettino facevano da mobilio ad un ambiente più che anonimo.
Nell’angolo c’era qualcosa e non capii che si trattava di una persona finché non vidi il leggero movimento delle spalle dovuto al respiro, debole ma regolare.
Era un essere minuscolo, la testa dai capelli spettinati e neri come la notte, schiacciata sulle spalle, il corpo raggomitolato in un vestito senza forme a piccoli quadretti.
Pensai ad un camice, ad un ospedale.
All’improvviso mi accorsi che potevo sentire. Il suono che attirò la mia attenzione, come destandomi, era un lamento, un piagnucolio lento e costante e capii che proveniva da quel piccolo essere rannicchiato nell’angolo.
Mi sporsi in avanti per raggiungerlo, sentivo che non potevo lasciarlo lì, così indifeso e solo. Non potevo che provare pena per lui, volevo proteggerlo o consolarlo qualunque fosse il motivo del suo pianto.
All’improvviso una folata di vento entrò nella stanza spalancando la porta in un tonfo tremendo. Sembrava che qualcosa si muovesse tanto velocemente che per me era impossibile distinguerne le forme, era come un fantasma. Vedevo un macchia bianca rapida e il vento con lei, trascinare via quell’esserino. Volevo fermarli e capire cosa stesse accadendo, ma di nuovo tutto fu annebbiato.
Come se fosse passata un’eternità ebbi l’impressione di aprire gli occhi.
Mi trovavo in un vicolo sporco di una cittadina sconosciuta in un tempo indefinito.
Vidi di nuovo una macchia bianca, ma stavolta era chiaramente un uomo, aveva un camice bianco, i capelli argentei a coprirgli il capo fino alla nuca.
Pensai come prima ad un ospedale, ad un dottore.
Era chino in avanti e avvicinandomi piano mi accorsi che nascondeva qualcuno. Riconobbi il piagnucolio…allora stava aiutando chi avevo visto prima nella stanza bianca…
Non ebbi il tempo di avvicinarmi abbastanza che il lamento si interruppe e mi immobilizzai. L’aveva guarita o…
Era stato il terrore ad avermi paralizzato. Che cosa stava facendo quell’uomo?
Qualcosa dentro di me scattò. Mi avventai contro di lui, ma fu troppo tardi, era già sparito e nel vicolo non c’era più nessuno.
Mi affettai subito a cercare in ogni angolo del vicolo, ma nulla. Allora corsi in fondo alla stradina e girando l’angolo rimasi sorpresa quando davanti a me si parò un muro di alberi.
Subito mi ritrovai nella foresta stessa e senza toccare terra mi muovevo rapida tra gli alberi. O meglio, i miei occhi seguivano qualcuno spostarsi a gran velocità.
Era piacevole, non terrificante come mi aspettavo, perché non avevo paura di andare a sbattere.
Pervasa da una libertà infinita, sentivo in petto il cuore pronto a scoppiare per l’eccitazione.
Era di certo un vampiro…quale essere umano avrebbe mai potuto correre così?
Anche nel sogno mi rendevo conto di quanto aggraziati e eleganti fossero i suoi movimenti e poi lo riconobbi…era quell’esserino che non facevo che ritrovare nel mio sogno.
Era piccolo come lui e i capelli corti e corvini erano gli stessi, ma non potevo averne la certezza, non conoscevo il suo volto. In più ora aveva una figura slanciata, seppure minuta.
Ero davvero curiosa, volevo avvicinarmi abbastanza per vederne almeno il profilo, ma restai indietro. Avrei voluto gridare per chiamarlo, ma l’urlo mi si spezzò in gola quando lo vidi, anche lui veloce, ma dall’andatura assai più aggressiva, impegnato nell’inseguimento; fu perché lo riconobbi che il panico mi bloccò la voce.
James.
Sapevo benissimo che era un incubo, però non potevo ignorare che quel vampiro fosse letale, un segugio esperto e assetato di sangue!
Correndo quasi parallelamente giungemmo in un grande spiazzo erboso. Capii che non mi vedeva quando passandogli proprio davanti non batté ciglio, aveva occhi solo per lei.
Come avevo fatto a non capire. L’essere minuto che sbucava da ogni angolo del mio sogno era Alice!
“Alice! Alice!” la chiamavo, mentre lei si girava lentamente verso l’assassino che la scrutava.
Sapevo di cosa era capace, ma non potevo fare a meno di avere paura per lei, di fronte a James, gli occhi accesi da desiderio ed ebbrezza.
Quando ancora stavo pensando ad una soluzione sbucò dagli alberi il nostro salvatore: Jasper.
Alice gli si avvicinò dandogli un leggero bacio e poi mi raggiunse.
“Ah! Come la mettiamo adesso?” mi sembrava di gongolare, dritta in faccia al vampiro segugio. “Vedrai ora come lo sistema per bene!” disse Alice rivolgendosi a me e poi, girandosi verso Jasper e alzando appena il tono, aggiunse: “Concialo per le feste!”.
Lui in risposta annuì appena e le fece l’occhiolino sorridendo, mostrando i denti in un ringhio da pelle d’oca voltandosi verso il suo avversario.
Io ed Alice ci ritrovammo a fare un vero e proprio tifo da stadio.
Seguivo con molta attenzione per non lasciarmi sfuggire i particolari, anche se si muovevano rapidi e mi perdevo parecchi attacchi.
Non riuscivamo a stare ferme continuando a incitare Jasper. Avrei anche detto che era divertente, non fosse stato per la situazione piuttosto rischiosa.
Alice lo incoraggiava.“Attento sulla destra! Alla gola così, così!!!”.
“Vai Jasper!!! No, schivalo! Bravo!!!” io facevo lo stesso.
Evidentemente non urlavo e mi sbracciavo solo in sogno. Qualcuno mi strinse per farmi stare ferma e tra un “Forza!” e un “Bravo!” mi svegliai.
Ovviamente non ero sola, ma non mi aspettavo un pubblico così numeroso. Arrossii in risposta a sette paia di occhi curiosi e divertiti che mi fissavano aspettando che riprendessi lucidità.
“Ehm, scusate, stavo facendo un sogno piuttosto realistico” e chinai il capo, nascondendo il viso tra i capelli.
“Sembrava di essere allo stadio! Ahah! Chi stava vincendo? Spero i Mariners, ho scommesso parecchio”. Emmett non perdeva mai occasione per farsi una bella risata.
“Chiedi ad Alice, lei saprà per certo chi vincerà no?” fu la risposta di Edward, mentre ancora io cercavo di scomparire nel divano del salone.
“Che gusto c’è in quel modo? Senza il rischio non mi diverto! Lo so che tu ed Alice amate ricorrere a certi trucchetti” e, in un misto tra una poderosa risata e un colpo di tosse si lasciò sfuggire: “ehm…fifoni…ehm”.
In coro, nemmeno si fossero messi d’accordo, Edward e Alice all’unisono si rivolsero ad Emmett “Ripetilo se hai il coraggio”.
Come reazione il più grosso dei fratelli mise in mostra tutto il suo fisico, gonfiando i muscoli…accidenti, era proprio enorme.
Inaspettatamente si mossero, velocissimi, portandosi fuori casa.
“Non esagerate ragazzi!” fu la raccomandazione di Esme.
Mi precipitai alla porta e scendendo in fretta gli scalini mi accorsi che Alice era in disparte, di fronte agli altri due fratelli in posizione d’attacco.
“Dai che ora ci divertiamo” Alice quasi saltellava sul posto. “Poi è il mio turno Ed!”.L’atmosfera non era certo quella del sogno, adesso proprio tutti si stavano divertendo. Mi preparai a fare di nuovo il tifo, tanto ormai ero un’esperta.

venerdì 30 ottobre 2009

Light & Darkness - Ospiti indesiderati

Buon pomeriggio twilighters!
Vi piacciono i nostri spazi fanfiction del martedì, mercoledì e venerdì?Speriamo di sì;)
Se avete racconti, storie messe da parte che vi piacerebbe vedere publicate qui sul blog, non esitate a mandarci tutto il materiale!

E veniamo ora ad un altro racconto della fic Light & Darkness, scritta da Giusy...pronti a sognare di nuovo con Bella?
Forse è diventata un vampiro per evitare notti come quella che state per leggere eheheh
Enjoy!


Piccola premessa.
Anche questo sogno può trovare una precisa collocazione temporale all’interno della saga.
Esattamente tra i capitoli 7 e 8 di Eclipse. Dopo la discussione di Bella con Rosalie a casa Cullen e prima del ritorno di Edward e delle sue spiegazioni a proposito dei vantaggi di avere un letto.


OSPITI INDESIDERATI


Edward mi guidava verso il salotto di casa sua, una mano sulla mia spalla, l’altra a coprirmi gli occhi.
“Manca poco Bella, ci siamo quasi” la sua voce era accesa da un malcelato eccessivo entusiasmo. Che stava combinando?
“Attenta, c’è il comodino a sinistra” e fece per spostarmi di qualche passo.
“Eccoci. Tieni gli occhi chiusi mentre tolgo la mano” si raccomandò scivolando via, passandomi di fianco e allontanandosi.
“Edward, che cosa stai facendo? Posso aprire gli occhi?”. L’ansia mi stava distruggendo, non sapevo cosa aspettarmi. Avevo la sgradevole sensazione che avrei dovuto tenerli chiusi perché una qualche sconvolgente visione stava per travolgermi.
“Ecco. Adesso Bella!”
Nell’istante in cui aprii gli occhi, Edward gridò “Sorpresa!”.
Il salotto era irriconoscibile, pieno di candele a tutti gli angoli che nella stanza buia creavano una particolare atmosfera; il tavolo era scomparso, sostituito da un immenso divano rosso che ingombrava l’intera stanza ed Edward era seduto lì, le braccia aperte come a porgermi un invito che certo non avrei rifiutato.
“A che pro tutto questo?” non che non fossi allettata dalla prospettiva: una serata romantica con Edward, con la casa che sembrava deserta, tutta per noi. Ma non riuscivo ad essere rilassata, tenevo la schiena rigida, e anche sedendomi accanto a lui rimasi in bilico, pronta a saltar su al minimo segnale.
“Volevo che fosse speciale…” disse con voce suadente e per un momento mi ipnotizzò. I suoi occhi erano topazio liquido, la sua espressione quasi beata e mi guardava come se fossi stata il regalo più prezioso che il mondo avesse mai potuto donargli. Era in quello sguardo che mi perdevo ogni volta e questa non faceva eccezione. Ricambiavo con un sorriso timido e le guance rosse a fargli da contorno…che stupida ad essere sospettosa, con Edward non c’era nulla da temere.
Ancora persa nella perfezione del suo volto, mi concentrai per restare lucida ed ascoltarlo.
“…perché speciale è la persona che sto per presentarti” continuò e la bolla dell’incanto svanì, facendomi riprendere il controllo. Non eravamo soli.
Non volevo mostrargli la mia delusione, così enfatizzai, forse anche troppo, la mia espressione sorpresa. “Oh, davvero? E di chi si tratta?”
“Vieni pure” disse girandosi verso la porta già aperta ed io feci lo stesso.
All’istante apparve e mi sentii sprofondare.
Era la donna più bella che avessi mai visto, anche più di Rosalie, il che era tutto dire. Alta, slanciata nella figura dal vestito lungo e aderente, si avvicinava a noi con l’eleganza di una dea, le movenze di una prima ballerina. Quasi mi faceva male guardarla, ma era magnetica ed era impossibile staccarle gli occhi di dosso. Ci fu quasi accanto e mi sentii insignificante…il suo volto incorniciato da morbidi capelli biondo rossicci era ancora più straordinario.
“Bella, ti presento Tanya”.
Dovevo sembrare piuttosto stupida…ero bloccata e non riuscivo a parlare, né a mostrare la minima educazione o cortesia.
Tanya. Non ero preparata ad un incontro simile e pur sapendo che Edward preferiva per chissà quale motivo me a lei, di certo dal confronto immediato avrebbe fatto marcia indietro…in fondo, io potevo essere solo un capriccio passeggero.
“P-piacere” balbettai.
Qualcuno mi svegli da quest’incubo.
Mi notò appena, squadrandomi da capo a piedi per una frazione di secondo.
Stavo solo immaginando la sua aria compiaciuta?
“Edward, ci sono anche le mie sorelle” cinguettò con la sua voce da soprano.
Di male in peggio. Come se una vampira mozzafiato per casa non fosse abbastanza.
La stanza si riempì e il mio stomaco sussultò. Altre due donne facevano il loro ingresso abbattendo anche l’ultimo mattoncino del mio ego.
“Siate le benvenute”. Edward era felice di accoglierle, il mio scarso entusiasmo non lo scoraggiava.
“Edward, Tanya e tutte quelle femmine…Edward, Tanya e tutte quelle femmine…” erano parole che mi risuonavano nella testa, come una cantilena non smettevano di martellarmi il cervello.
Come se si fossero schierate, Tanya al centro e le sorelle ai lati, avanzavano verso di noi. Mi sembrava quasi di vedere la scena al rallentatore e fu una strana sensazione.
Ad ogni passo mentre le altre perdevano nitidezza la figura al centro cambiava.
I capelli sempre più accesi, sembrava prendessero fuoco tanto intenso era il rosso che ora li colorava; la postura felina si curvava, come pronta ad un balzo e sul volto comparivano tratti insolitamente familiari, l’aria selvatica vista un tempo…e poi gli occhi, anche quelli incendiati, e non solo per via del rosso cremisi che li rendeva spaventosi, ma anche per l’eccitazione che riuscivo a cogliere. Mi faceva venire la pelle d’oca.
Conoscevo troppo bene quei tratti. Guardai Edward in cerca di un appiglio, ma lui non sembrava accorgersi del cambiamento in lei, continuava a sorriderle.
“Edward, ma è Victoria!!!” la mia voce salì di qualche ottava e il panico era evidente, ma lui sembrava troppo ammaliato per ascoltarmi.
“Prego accomodatevi” e accennò un inchino vicino al divano.
Io restavo in piedi, ancora a bocca aperta e occhi sgranati ad osservare la scena: Edward si sedeva tra quelle donne, un sorriso smagliante stampato in viso.
“Edward, Tanya e tutte quelle femmine…Edward, Tanya e tutte quelle femmine…” stava diventando assordante…
Le sembianze di Tanya continuavano a cambiare e mescolarsi con quelle di Victoria, sempre più velocemente e sempre più in modo confuso.
Alla fine Edward si rivolse a me vedendo che restavo in disparte. “Bella, non ti unisci a noi?”.
“No…no…no…no…NO!” infine urlai.
Mi ritrovai con la faccia sul tappeto. “Ahi”.
Era buio e per un momento fui disorientata. Gli occhi si stavano già abituando all’oscurità e la debole luce della luna mi faceva cogliere il profilo del nuovo letto, la vetrata, lo stereo e i ripiani dei CD. E ricordai.
Ero in camera di Edward, a dormire sul suo divano…girandomi ero appena finita sul pavimento.
Che incubo però…uno dei peggiori.
“Edward, Tanya e tutte quelle femmine…Edward, Tanya e tutte quelle femmine…”. Le parole di Rosalie della sera prima ancora mi bombardavano la testa.
Con una mezza goffa acrobazia tornai sul divano avvolgendomi con la coperta; ancora era notte fonda e per la stanchezza non mi reggevo in piedi.
Non volevo chiudere gli occhi, il volto di Victoria, o anche peggio, quello sconosciuto di Tanya, mi avrebbero tormentato di nuovo, ma cedetti alle palpebre sempre più pesanti e di nuovo mi addormentai.

venerdì 23 ottobre 2009

Light & Darkness - sangue e lacrime

buongiorno twilighters!!

avete visto tutte le scene che vi abbiamo proposto ieri o siete tra quelli che prefericono arrivare al 18 novembre e godersi appieno tutte le scene per la prima volta??

come ogni venerdi ecco a voi la fanfiction di Giusy Light & Darkness! che avventura ci farà sognare questa volta Bella?
sarà un sogno o un incubo?

per scoprirlo non resta che leggere!

a presto con tutte le news dal fantastico mondo della twilight saga!!!

Piccola premessa.
Il sogno a livello temporale si colloca in un preciso momento, esattamente nel periodo in cui Bella comincia a riprendersi dopo che Edward l’ha lasciata. Quindi è dopo che Sam l’ha ritrovata nel bosco, ma prima che Jacob si trasformi in licantropo o minimamente sospetti qualcosa su quello che gli accadrà di lì a breve.


SANGUE E LACRIME

Mi piaceva nelle belle giornate godermi un po’ di sole. Riusciva a filtrare se le nuvole erano rade, così uscivo e me ne stavo sdraiata sull’erba proprio accanto casa.
Quel giorno portai dei libri con me per passare il tempo; leggere mi rilassava e le storie di cui leggevo mi distraevano dalla realtà.
Ero assorta nei miei pensieri quando un rumore tra i cespugli attirò la mia attenzione.
Guardai subito in quella direzione e notai qualcosa. L’ombra ne camuffava la figura, ma capii che si trattava di un essere umano.
“Chi è là?”. Alle mie parole chiunque fosse, scattò, dandosi alla fuga.
In quell’istante la curiosità fu più forte della paura, così partii all’inseguimento.
“Aspetta! Chi sei? Fermati!” gli urlavo, ma non sapevo se riusciva a sentirmi, era già avanti a me di molte lunghezze quando cominciai a correre tra alberi e cespugli.
Mi addentravo sempre più nel folto del bosco e quando credevo di averlo perso il rumore di un ramo spezzato o il calpestio vicino ad un mucchio di foglie mi rimettevano sulla giusta pista.
Il bosco era più buio di quanto ricordassi, così alla mia naturale propensione per ammaccature, e graffi si aggiunse l’aggravante della scarsa visibilità.
Senza occhi a guidarmi nel buio rallentai di molto il passo.
Mi sembrava di giocare a mosca cieca, con le braccia tese in avanti per non andare a sbattere con qualche albero, cogliendo l’ostacolo in tempo.
Poi riuscii a vedere una nebbiolina in lontananza, fluttuava a mezz’aria. Sembrava che qualche raggio di sole arrivasse in quella direzione.
Aumentando il rischio di cadere, corsi incontro a quella luce tenue.
Improvvisamente fu come esserne avvolta e quasi tuffandomi cercai di afferrarla, ma caddi, finendo a pancia in giù.
Mi rialzai restando poi a bocca aperta.
Davanti a me uno spazio immenso, un prato che si stendeva a perdita d’occhio, colorato da violette e gelsomini.
Gli occhi mi facevano male, ora l’oscurità era cancellata da un sole caldo, raggiante, nel punto più alto del cielo cristallino.
Feci qualche passo e fu come sentirsi a casa.
Ero incantata e mi sentivo tanto straordinaria e fortunata ad aver trovato quel luogo meraviglioso.
Volevo toccare l’erba, i fiori e annusarne il profumo. Mi chinai e avvicinandomi rimasi immobile.
Vidi la mia mano. ‘Oddio’ e lo sguardo si spostò via via su tutto il corpo.
Le dita, le braccia, le gambe… quasi ovunque c’erano copiosi graffi che sanguinavano.
I vestiti erano lacerati in più punti. Mentre correvo dovevano essere stati i rami a ridurli a quel modo. Sul momento ne fui terrorizzata.
Caddi sulle ginocchia, mi sentivo mancare, ma combattevo con tutte le forze per non svenire.
Mi aspettavo nausea e capogiri, ma non arrivarono.
Anzi, come una boccata d’aria dopo una lunga immersione, un coraggio dettato dall’istinto di sopravvivenza mi scosse.
Dovevo tornare a casa e medicarmi.
L’unico problema sarebbe stato attraversare il bosco, soprattutto in quelle condizioni. Tolsi la felpa cercando di tamponare le ferite. Fermai il sangue ma tutti i vestiti erano sporchi e appiccicosi.
L’avevo quasi dimenticato, ma un fruscio come uno spostamento d’aria alla mia destra mi fece sobbalzare e ricordare.
Stavo inseguendo qualcuno.
Mi sentivo osservata e allo stesso tempo indifesa. Lì, in quel prato, non potevo nascondermi, né c’erano sassi o rami robusti da usare come armi di difesa.
Che stupida. Perché ero corsa fino a lì?
Un altro movimento, stavolta a sinistra e fui certa che qualcosa mi avesse sfiorato la gamba.
“Chi sei? Vieni fuori!”. Volevo dirlo con voce ferma e minacciosa, ma il fatto che fosse tremante senza dubbio non mi aiutava.
Forse più efficace di quel che pensassi, quell’esortazione fece il suo effetto e mi ritrovai davanti l’uomo misterioso che avevo seguito.
Ancor più di prima dinanzi alla radura, rimasi senza parole.
Era Edward.
“Edward, sei tu! Perché stavi scappando? Io ti chiamavo, io…” ma non mi ascoltava. Aveva lo sguardo fisso su di me. Gli occhi accesi da una particolare eccitazione.
“Edward, stai bene?” alzai il braccio avvicinandomi a lui e inorridita lo ritrassi.
Ero sporca di sangue e ancora alcune ferite erano aperte e gocciolanti. Non potevo stargli vicino. “Edward! No! Stai lì!Sto sanguinando!”, ma ancora era come se non stessi parlando, non mi sentiva.
Continuavo a guardarlo, vedevo il terrore affiorare sul mio viso riflesso nei suoi occhi.
Come se fosse stato un lontano ricordo, riportai alla mente il suo sguardo affamato, le pupille rosse, le occhiaie marcate…ora nessuno di quei segnali compariva. Gli occhi erano ambrati, ma era come se fosse assente.
Mi rimisi la felpa, forse nascondendo le ferite e le macchie sarebbe stato meno difficile per lui.
Lo persi un momento di vista e lo cercai con lo sguardo.
Poi, eccolo. Proprio davanti a me.
Quando era spuntata la parete di roccia dietro la mia schiena?
Non potevo evitare di sentirmi in trappola.
Edward aveva alzato le braccia all’altezza delle mie spalle e mi impediva ogni movimento.
Il suo viso era a venti centimetri dal mio. Come se ancora non lo avessi visto, come se ancora non avessi colto la bellezza del suo volto, smisi per un attimo di respirare. Era bello come non mai e me ne accorsi in una frazione di secondo perché furono ancora una volta i suoi occhi a rubare tutta la mia attenzione. Ora erano tristi, segnati da rassegnazione e sconforto.
“Edward, che succed…” neanche riuscii a finire la frase, che lui si mise un dito sulla bocca, come per dirmi di far silenzio e poi spostò la testa sulla mia spalla; i capelli mi solleticavano il mento e la sua guancia era appoggiata vicino al mio collo.
La sua pelle contro la mia e il contatto scatenò l’emozione di sempre. Non sentii freddo, anzi, il calore che saliva dal petto cresceva senza sosta e il cuore ormai aveva preso il volo.
Edward si mosse, la punta del naso sfiorò il mio mento e poi di nuovo scese alla scapola.
“Edward…” tremavo e mi mancava il fiato.
Si fermò. Sentii qualcosa bagnarmi il collo. Se non avessi saputo che un vampiro non può piangere, avrei giurato che quella fosse una lacrima.
“E così…” prese a parlare, ancora non avevo sentito la sua voce. Era miele.
“… il leone si mangiò l’agnello”.
Wham.
Una scossa e mi ritrovai avvolta dalla coperta, ancora stesa sul prato accanto casa.
Avevo il fiatone e il cuore a mille.
Davanti agli occhi lo sguardo affamato di Edward, che dopo gesti di tenerezza alzava la testa e di colpo mi aggrediva.
Portai le mani al viso. Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena sognato. Era stato Jasper ad aggredirmi dopo aver visto il mio sangue, non Edward!
Sentii le lacrime sopraggiungere.Certo era stato un sogno, ma terrificante.
‘Calmati, calmati ora’ mi ripetevo.
Stava per piovere. Goccioloni d’acqua cadevano giù annunciando l’imminente acquazzone. Meglio rientrare.
E poi sobbalzai. Di nuovo un rumore tra i cespugli, al limitare del bosco.
“Chi c’è?” dissi con un filo di voce. Non ero sicura che potesse sentirmi. Poi ancora un movimento e un fruscio.
“Chiunque tu sia, non ho intenzione di fare la tua conoscenza. Ora se vuoi scusarmi…” e raccolsi i libri e la coperta alzandomi in fretta. “…devo preparare la cena. Sai mio padre, lo sceriffo Swan, tra poco sarà di ritorno”.
A passo svelto raggiunsi la porta di casa.
Mi girai per un’ultima occhiata, cercando di mettere a fuoco gli alberi nell’ombra.
Sgranai gli occhi. ‘Che razza di…’.
Di certo mi stavo sbagliando. Per un istante, mi sembrò di scorgere una massa enorme di pelo nero tra le foglie. Mi girai e feci per entrare in casa.
“Assurdo” dissi tra me.
“Cosa è assurdo?”. Mi girai di colpo.
Jacob era proprio dietro di me, il sorriso smagliante in bella mostra. Non lo avevo nemmeno sentito arrivare.
“Jacob!”. Ero felice di vederlo. Avrei dimenticato in fretta quell’incubo, anche se non ero certa di voler cancellare dalla mente quella radura e il volto di… Edward. Pensare anche al suo nome faceva male. Nel sogno era stato più semplice.
Guardai di nuovo tra gli alberi oltre il braccio di Jacob per un attimo. L’ombra sparì proprio mentre indugiavo con lo sguardo tra quei cespugli.
“No nulla, solo…mmm…non ci sono orsi bruni alti due metri a Forks, vero?” doveva prendermi per pazza.
“Ah, ah Bella, non credo proprio!” e ridendo entrammo in casa
.

venerdì 16 ottobre 2009

light & Darkness - l'altra me

buona sera twilighters!!!

pronti a sognare ad occhi aperti con la fanfiction di Giusy Light & Darkness??

il sogno di Bella che vi proponiamo oggi ha un titolo alquanto enigmatico...l'altra me....per scoprire cosa avrà elaborato nel sonno la mente di Bella correte a leggere!!!


e a presto con altre news!

L'ALTRA ME

Spensi il pick-up. Mi girai per vedere dove mi trovavo.
Già arrivata a scuola? Strano, dovevo essere ancora mezza addormentata.
Il parcheggio era pieno di auto e studenti che si affrettavano ad entrare. Forse era tardi, non avevo l’orologio per controllare. Meglio sbrigarsi.
Stavo per aprire lo sportello, quando vidi Edward arrivare con la sua Volvo e c’era qualcuno con lui in macchina, magari era Alice.
Volevo scendere per raggiungerli.
Qualcosa però non andava. La portiera non si apriva.
Cercai di forzarla, come meglio potevo, ma nulla. Con i finestrini alzati cominciavo quasi a soffocare. Provai ad abbassarli, per aprire lo sportello da fuori, ma non ne volevano sapere. Da entrambi i lati tutto bloccato.
‘E che faccio adesso?’
Cominciai a sbattere i pugni contro il vetro.
Qualcuno mi avrebbe sentito. Avrei attirato di certo l’attenzione sbracciandomi come una pazza nell’abitacolo del pick-up. Ma ormai gli studenti erano quasi tutti entrati nella scuola.
“Edward! Edward!” almeno lui doveva accorgersi di me.
Era appena sceso dall’auto e stava andando ad aprire la portiera del passeggero.
Quella che mi era sembrata Alice, non era lei. Di certo i capelli non le erano cresciuti tutti in una notte fin quasi alla vita.
Non era Alice. Ma chi…
‘Oddio’ la sorpresa quasi mi lasciò senza fiato.
Ero io! O meglio, qualcuno che mi somigliava in maniera spaventosa, che aveva preso i miei vestiti e si spacciava per me. Possibile che Edward non si fosse accorto dell’inganno?!
“Edward! Edward! Sono io! Sono Bella, sono qui!” urlavo più che potevo, agitando le braccia.
“Edward! Non stare con lei!”. Tutto inutile, ormai erano entrati.
Dovevo raggiungerli, ma come?
Se non potevo farlo a piedi, allora gli sarei andata dietro col pick-up stesso!
Girai la chiave per mettere in moto. Sfondare il muro di un edificio scolastico con l’auto sarebbe stato un po’ troppo teatrale per i miei gusti, ma quella era una situazione d’emergenza. Dovevo salvare Edward. Il pick-up non ne sarebbe uscito incolume, ma pazienza!
Allora, via!
L’eccitazione per la soluzione appena trovata finì subito. Il motore era morto, defunto.
Giravo la chiave. Niente.
‘Ma certo! La chiave!’
Avevo in mano l’unica cosa che mi serviva. Mi girai verso la portiera a sinistra e vidi una serratura.
Era sempre stata lì? Strano, non l’avevo notata mai prima.
“Evviva!”. Si aprì subito.
Scesi giù più in fretta possibile e corsi verso l’ingresso della scuola.
Adesso dovevo cercarli.
Pensai a quale lezione ci fosse in quel momento, però ero disorientata, non riuscivo nemmeno a capire che giorno fosse. Ormai agitazione e panico avevano preso il sopravvento.
Un suono mi salvò. Era la campanella del pranzo. ‘Certo! Adesso sono a mensa!’.
Attraversai il lungo corridoio correndo a perdifiato. Quasi andai a sbattere contro la porta che si apriva sulla sala grande. La spalancai forte e un boato echeggiò.
Individuai subito il solito tavolo a cui Edward e i suoi fratelli sedevano, erano tutti lì e c’era anche lei, l’impostora.
Ero davvero arrabbiata. Ad ogni passo ora sbattevo i piedi per terra e quasi mi sembrava di far tremare tavoli e sedie intorno.
Quindi con avanzare deciso gli fui vicino. Sembrava non si accorgessero di me.
“Ehi tu!” urlai alla mia brutta copia, mettendole una mano sulla spalla e facendola girare verso di me, per guardarla in faccia.
Ero io, ma non esattamente.
I vestiti, i capelli, il naso e gli occhi marroni…sì erano i miei, ma non il resto. La forma del viso e delle labbra, il taglio degli occhi…erano diversi.
Strano, mi somigliava moltissimo, ma non ero io.
Ero sconcertata. Com’era possibile?
Proprio Edward si alzò e avvicinandosi disse: “E tu chi sei?”, la fronte corrucciata, lo sguardo sospettoso.
“Ma sono io Edward, sono Bella” stavo per piangere, lo sentivo. Ero già preda della disperazione.
“Non mi riconosci? Non mi riconoscete?” e girandomi come per farmi vedere meglio, mi rivolsi a tutti loro.
Allora Edward fece qualcosa che non mi aspettavo: come se fosse dietro la sua schiena, tirò fuori uno specchio e me lo porse. Voleva che guardassi il mio riflesso.
Chissà perché, ebbi paura che specchiandomi non avrei visto nulla, ma fu solo per una frazione di secondo. Decisa, presi lo specchio e mi guardai.
Impressionante.
La pelle era chiara, color avorio, luminosa, le labbra piene a cuore e ancora più sorprendenti erano gli occhi: ambrati, dorati, erano come gli occhi di ognuno dei Cullen, come quelli di Edward.
“Io…” non riuscivo ad articolare un discorso sensato. “Sono io”.
“Dimostralo!” disse infine Edward incrociando le braccia.
Dimostrarlo? E che potevo fare?
Cominciai a pensar a qualcosa che mi distinguesse inequivocabilmente dagli altri, che potesse smascherare la falsa me.
Prima che mi venisse in mente qualcosa, Edward mi anticipò. “Guarda. Lei inciampa. E’ lei Bella!”.
Chiaro. L’imbranata, sfortunata e impacciata Bella.
L’altra me fece un paio di passi davanti a loro, camminando goffamente e infine pestandosi da sola i piedi.
“Ma so farlo anch’io!” mi affrettai a dire e subito mi esibì allo stesso modo. Però nel tentativo di inciampare feci un delicato inchino e incrociando le gambe, venne fuori un’elegante giravolta.
“Visto?” cercai di essere convincente, dovevo invece apparire piuttosto sciocca.
“Mmm…ci hai provato” fu Alice a parlare dopo qualche istante.
“Andiamo via” disse Edward e mettendo una mano sulla spalla della sua nuova Bella umana se ne andava con gli altri.
Si allontanavano e la mensa era già deserta.
“Aspettate! Aspettate! Guardate ancora! Posso fare meglio!” e gridandogli dietro, continuavo con vani tentativi di cadere per terra, ma l’unico risultato erano piroette e passi di danza.
“Un momento!” e correvo. “Aspettate!”
“Sì Bella, ti aspettiamo, ma sbrigati. Tra poco inizia biologia”.
“Eh?”. Che mi importava della lezione successiva in quel momento?
“Ma hai dormito stanotte? Non hai un bell’aspetto”. Una voce amica. Angela?
Aprì gli occhi. Ero davvero a mensa.
“Come…” avevo la voce impastata dal sonno.
“Pronto? Base Terra chiama Arizona, rispondete!”. Mike, il solito scemo.
“Oddio, mi sono addormentata qui” ero imbarazzata.
“Non sapevo parlassi nel sonno”. Mike mi guardava, la testa inclinata, lo sguardo malizioso.
Aaahhh! No!
“Cosa ho detto?” chiesi terrorizzata, rossa di vergogna. E se avessi svelato il segreto di Edward?
“Niente di che, ripetevi solo ‘Sono io! Sono Bella!’” disse Angela, quasi a rassicurarmi.
“Come se potessi essere qualcun altro?! Ah, ah!”. Sì, ora Mike mi stava prendendo in giro.

“Già, eh eh, come potrei mai non essere Bella?

venerdì 9 ottobre 2009

Light & Darkness- grasse risate a casa Cullen

buongiorno!! dai che la settimana volge al termine!
allora avete fatto fatica oggi ad alzarvi dal vostro bel letto caldo? eravate al settimo cielo tra le braccia di morfeo???
allora siete nel posto giusto! perchè è arrivato il momento di sogni di Bella con la fanfic scritta da Giusy Light & Darkness!
siete pronti a ricacciarvi nel mondo dei sogni?
buona lettura!
kiara

GRASSE RISATE A CASA CULLEN

Parcheggiai il pick-up davanti casa Cullen. Una volta scesa , percorsi il vialetto trascinando le gambe. Non volevo essere lì.
O almeno, se il motivo del mio arrivo fosse stato passare il pomeriggio con Edward, il mio umore sarebbe stato alle stelle.
Ma non era così.
Lui era a caccia, e a me sarebbe toccato un intero pomeriggio di shopping con Alice.
La più dolce e amabile delle sorelle, non poteva essere così perfetta, doveva avere un difetto e io ne subivo tutta la prorompenza.
Alice spiccava in famiglia per gusto, conoscenza e saggezza in fatto di abbigliamento, e questo non sarebbe stato un male in sé, se le conseguenze non si fossero abbattute su di me.
Io, che su vestiti e accessori vari avevo misere e modeste pretese e preoccupazioni. Non mi importava molto del mio look.
Per Alice invece era di vitale importanza. Vitale nel senso che rischiavo la vita a non starla a sentire. Dovevo essere accondiscendente, tutto qui.
Sottostare, per il mio bene. Così mi diceva sempre.
Dunque, piuttosto rassegnata, stavo per bussare alla porta, quando questa si aprì prima che potessi farlo.
Davanti a me una montagna. O meglio, un ragazzone tutto muscoli, denti bianchissimi e occhi allegri, quasi strizzati per via del sorriso smagliante in bella mostra. Era Emmett.
“Ciao Bella!” disse quasi urlando.
Sì, era felice di vedermi. Quasi gongolava.
Che strano, sentivo che c’era qualcosa di insolito.
“Ciao Emmett” risposi senza svelare troppo i miei sospetti.
“Alice? Mi ha dato appuntamento per uscire insieme”. Meglio sbrigarsi, meglio non dargli il tempo di far qualcosa.
“Ecco Bella, a dire la verità…” disse, quasi abbassando lo sguardo, evitando di guardarmi negli occhi.
“Cosa c’è?”, mi affrettai a chiedere. Già si sentiva che ero preoccupata?
“Tranquilla. E’ solo che, ecco, Alice non c’è. E’ dovuta uscire con Jasper per una caccia di emergenza dell’ultimo minuto. Sarei andato con loro, ma volev…”.
Lui continuava a parlare, ma io quasi non lo ascoltavo più.
Un sogno. Alice e lo shopping cancellati da un pomeriggio che si prospettava tanto lungo quanto tremendo e insostenibile. Evviva!!!
“Bella hai capito cosa ho detto?” disse Emmett scuotendomi per le spalle.
Mi ero un attimo completamente assentata, persa nei mie pensieri, per la notizia bella e inaspettata.
Un momento però.
Un lampo e quello che era sollievo per il pomeriggio annullato divenne terrore.
Cosa? Cosa? Cosa?
In quale sconosciuto e remoto pianeta Alice avrebbe rinunciato a un pomeriggio di compere con la sua cavia prediletta.
Forse era successo qualcosa di grave.
Di nuovo Emmett mi stava scuotendo. “Ehi Bella! Ci sei?”
“Scusa Emmett, mi sono un attimo distratta” dissi sinceramente.
“Dimmi, è successo qualcosa ad Alice?” e il terrore trapelava chiaro dalla mia voce.
“No, no, tranquilla” mi rassicurò, ma ancora aveva una strana espressione.
“E Ed…”
“E Edward sta benissimo! E’ a caccia” disse anticipando la mia domanda.
Meno male. Almeno da qualche parte lui stava avendo un pomeriggio più divertente del mio.
“Oh bene, allora salta lo shopping. Che peccato!”. Non serviva un genio per capire che la mia delusione era fasulla.
“Allora non hai sentito Bella”. Ora aveva un bel ghigno stampato chiaramente in faccia. Come se stesse per farmi uno scherzetto dispettoso e stesse già pregustando la soddisfazione per la grande riuscita.
“Puoi andare lo stesso per negozi. Ti accompagna Rosalie!” e dicendolo aprì le braccia come a sottolineare la grandezza della cosa.
“Cosa?”. Lo sentivo, gli occhi stavano per uscirmi dalle orbite.
“Ma certo, Rose! Te la chiamo subito!”.
Avevo visto giusto. Stava proprio gongolando. Voleva godersi la scena e soprattutto la mia faccia.
Immediatamente Rosalie spuntò da dietro Emmett. Sembrava quasi che fosse stata lì tutto il tempo.
‘Oddio’. Ma possibile che fosse ancora più bella del solito?
Aveva un abito color avorio, tanto lungo che non si vedevano i piedi. Leggero, sembrava mosso dal vento. I capelli erano morbidi, sciolti sulle spalle, anche questi sembravano carezzati da una lieve brezza. Era una dea, e scivolava verso di me come se non toccasse il pavimento.
Senza dire una parola cominciò a ridere.
E anche Emmett rideva, ancora più forte.
Cominciai a ridere anch’io. Chiaro, era uno scherzo!
Eppure ora Rosalie aveva una strana luce negli occhi.
La mia ristata stava già perdendo naturalezza… “Che succede?” chiesi, e la mia voce era tremante.
Paura? No, no, Rosalie mi terrorizzava. ‘Terrore’ era la parola giusta.
Un balzo e mi fu addosso ed entrambe finimmo a terra.
“Emmett aiuto!” riuscì a gridare, con la bocca di Rosalie a dieci centimetri dal mio collo.
“Ma è uno scherzo Bella! Ah, Ah!”. La sua sonora risata quasi rimbombava.
Anche Rosalie non smetteva di ridere.
“Certo, bello scherzo, eh, eh…” di nuovo il mio buon umore era forzato.
Ormai le loro risate facevano tremare i muri della casa.
“Basta, o distruggerete la casa!!!”urlai in preda al panico.
“Posso ridere anch’io?”. All’improvviso una voce.
Qualcun’altro era nella stanza?
“Cosa?” dissi e mi girai, spostando il peso del corpo su un braccio.
Quasi stavo per tirar giù la lampada accanto al letto.
“Stavi ridendo Bella. Stavi sognando qualcosa di divertente?”
Un sogno. Ah, ah. Avrei dovuto capirlo.
“Ah, Ah” e non riuscivo a smettere.
Edward mi guardava stupito. Un sorriso prendeva forma anche sul suo viso, ne vedevo il riflesso per via dei raggi della luna che arrivavano dalla finestra.
Ora l’idea dello shopping con Alice non sarebbe stata più così tanto terrificante.
“E allora?”. Edward aveva sempre quello sguardo impaziente quando non riusciva a intuire i miei pensieri.
“Oh sì Edward, divertente… da morire!”.

venerdì 2 ottobre 2009

la nuova fiction scritta da Giusy:light & darkness - film da incubo

buon venerdi a tutti!!il fine settimana si avvicina!
dopo le immagini di ieri del companion book, stamattina il web è una landa desolata di news...sarà come ieri che ci danno il colpo di grazia la sera??
avete letto la ficfiction di Gisa "until the time is through?"la trovo sensazionale! e sono davvero curiosa di leggere il seguito!se vi è sfuggito il primo capitolo lo potete trovare
qui.

e dopo il viaggio nel passato ai primi del novecento...siete pronti per un altro viaggio??

oggi partiamo direttamente verso la dimensione onirica, ovvero la dimensione dei sogni , con uno sguardo verso le notti tormentate da sogni e incubi con la nuova fanfiction scritta da Giusy "LIGHT & DARKNESS"!!


che aspettate?? tuffatevi nel primo sogno di Bella dal titolo "film da incubo" e fateci sapere cosa ne pensate!

buona lettura!

kiara

FILM DA INCUBO

Era un sogno, ne ero sicura, anche perché di spiagge assolate non c’era nemmeno il può sfocato miraggio a Forks, e sapevo per certo di non essere ancora con mia madre in Florida, sotto il sole cocente.
Avevo il respiro pesante per l’aria calda intorno a me e quasi soffocavo.
Pur consapevole che quella non fosse la realtà, rimanevo nella strana convinzione che lo potesse diventare da un momento all’altro. In più dovevo sbrigarmi, non avevo molto tempo e c’era una cosa che assolutamente dovevo fare.
Avevo le gambe pesanti, forse perché cercavo di correre sulla sabbia.
La spiaggia era piccola, al limitare di un boschetto, verso il quale mi spingevo. Nella corsa fui distratta da qualcosa di colorato alla mia sinistra.
“Mamma che ci fai qui?” dissi col mezzo fiatone. Mia madre era in pieno relax su una sdraio.
“Cara, prendo il sole no?” mi disse, come per farmi notare la più scontata delle verità.
“Vuoi qualcosa da bere?” aggiunse offrendomi un bicchiere con dentro una mistura verde e marrone e sentivo chiaramente che odorava di erba bagnata, corteccia e muschio.
“Mamma, ma cos’è?” dissi in un soffio.
Non la lasciai nemmeno rispondere. “Non ho tempo ora, devo andare” ed ero già in corsa verso il bosco.
‘Devo trovarlo, devo trovarlo’, mi ripetevo e ogni volta cresceva l’ansia perché sentivo che non c’era tempo da perdere.
Terminata la spiaggia, ora correvo tra le felci e i rami e ogni due passi inciampavo; sarei finita rotolata per terra se non fosse stato per gli alberi a cui mi aggrappavo ogni passo in extremis.
Correvo, correvo e all’improvviso il bosco si interruppe. Di nuovo c’era la sabbia, ma mi trovavo davanti una specie di deserto; sentivo la terra arida scottare sotto i piedi, così abbassai lo sguardo e rimasi allibita.
Ma che ci facevo senza scarpe?
Il caldo ora si era fatto ancora più asfissiante; alzati gli occhi, vidi qualcosa a molta distanza.
Un uomo.
Dovevo raggiungerlo, forse avrebbe potuto aiutarmi.
Ripresi a correre e correre. Muovevo le braccia come per spingere l’aria ed essere più veloce, ma mi muovevo in maniera scoordinata. Cercavo però di tenere gli occhi fissi su quella figura lontana, ma tenerli aperti con quel sole era una vera impresa.
C’ero quasi ormai. C’ero quasi.
Mi avvicinavo e mentre quasi lo raggiungevo, lo guardai meglio.
‘Che ci fa un uomo in completo blu elegante in mezzo al nulla?’
Ma poi, mi dissi che anch’io ero lì, in mezzo al nulla. Magari era arrivato come me dalla spiaggia.
Gli arrivai quasi addosso nella foga della corsa, ma riuscì a mettergli una mano sulla spalla e a farlo girare.
Non so cosa fu peggio, se il sole negli occhi, o il riflesso dei raggi che dal suo viso si riflettevano violenti sul mio. Era accecante. E mi faceva male.
Non vidi più nulla, fu una specie di lampo e poi un boato.
Mi svegliai di soprassalto, ancora con gli occhi strizzati, in preda allo sforzo.
Stavo quasi riuscendo ad aprirli, quando rimasi per un attimo perplessa.
Dove mi trovavo?
Ancora nel buio, spostai il braccio e sentii che da una parte del letto, metà per terra c’era un piumone. Lo riconobbi, era quello che prendevo dall’armadio di Charlie d’inverno. Forse per questo avevo caldo.
Ma poi mi accorsi che non ero sola, c’era un braccio che mi avvolgeva la vita.
Fu in una frazione di secondo che tutto accadde. Come un flash, tutto insieme.
Toccai il braccio, era caldo, e come se al tatto non avessi provato la sensazione giusta, quella corretta, quella di sempre, mi girai per scoprire chi fosse.
“Bella, tutto bene?”
E subito nella mia testa e nelle mie orecchie quelle parole si trasformarono in un ruggito disumano, e la faccia davanti a me da umana diventò quella di un mostro. Il pelo veniva fuori da orecchie e naso, e gli occhi diventavano di un colore rosso sangue acceso.
Presi fiato e urlai in preda al panico, con tutte le mie forze, ma non uscì alcun suono dalla mia bocca.
Un movimento rapido e quasi finì a terra, ma rimasi impigliata al piumone.
Come poteva essersi ingarbugliato con gambe e braccia?!
“Aiuto! Aiuto!”. E più cercavo di divincolarmi più ero stretta nella morsa. “Lasciami! Lasciami”.
“Ahi”. Mi ritrovai a terra, pancia in giù. Qualcuno aveva acceso la luce.
“Bella, tutto bene?”
“Oddio, non di nuovo” dissi in un sospiro rassegnato e portai le mani agli occhi.
Meglio non vedere.
Sentii qualcuno sollevarmi da terra, un po’ a fatica, e rimettermi sul letto.
Un po’ di coraggio, su…che cos’altro poteva mai essere?!
“Bella, stai bene?” ripeté. Una piccola nota di preoccupazione nella sua voce.
“Oh papà, sì…solo un brutto sogno”. ‘Doppio’, pensai.
“Torna a letto papà, è tutto a posto adesso”.
Ero poco credibile, ancora preda di fiatone e battiti accelerati, con la fronte imperlata di sudore.
Fece una smorfia. Non ero per nulla brava a dire le bugie.
“Sicuro?” disse, guardandomi poco persuaso.
Annuii in fretta. “Certo”.
E per fortuna si convinse.
“Ok, notte Bells” e uscì, lasciando la luce accesa.
Cercai di calmarmi, e ci riuscì quasi subito.
Lasciando le coperte a terra, presi un sorso d’acqua dal bicchiere sul comodino e di nuovo appoggiai la testa al cuscino, dopo aver spento la luce.
‘Ce la farò a riprendere sonno e basta con gli incubi’ ripetevo tra me, convinta di farcela.
Ma di un’altra cosa era ancora più convinta, un pensiero che mi frullava per la testa…
L’indomani a Jessica l’avrei fatta pagare. Poi sarei stata chiara con lei:
‘Dopo New Moon ho chiuso con vampiri luccicanti e lupi pelosi! Al cinema a vedere Eclipse ci vai da sola!!!’